Newsletter Ottobre 2019: Editoriale

Proprio nel mezzo delle vacanze estive, il 18 agosto, dagli Stati Uniti arrivava la notizia che 181 amministratori delegati della Business Roundtable, associazione che riunisce le principali aziende americane tra cui JPMorgan, Apple e Procter&Gamble, hanno sottoscritto un manifesto in cui dichiarano che la soddisfazione degli azionisti non può più essere considerato il (solo) fine ultimo dell’attività d’impresa, ma che questa deve guardare all’impatto su tutti gli stakeholder. Con buona pace di Milton Friedman.

Due settimane dopo il Financial Times usciva con una vistosa sovracopertina gialla, con solo 5 parole: “Capitalism. Time for a reset”. Profitto sì, ma con un purpose, una finalità più ampia, che guardi alla società e ad un futuro sostenibile.

Qualche giorno fa, a poche ore dal discorso di Greta Thunberg alle Nazioni Unite, Emmanuel Faber, CEO di Danone, parlava nella stessa sala, di fronte allo stesso uditorio, con un’eco di gran lunga inferiore ma un messaggio non meno importante: 3 obiettivi di sostenibilità molto concreti, legati al business alimentare che rappresenta, di cui si impegna a rendere conto tra un anno.

Sta succedendo qualcosa.

Il ruolo delle imprese è sempre più delineato come quello di creare valore, a lungo termine, per tutti gli stakeholder: dipendenti, fornitori, consumatori, comunità locale. Qua e là, si prova ad andare anche oltre a questo, integrando l’impatto nel modello di business, o addirittura rivolgendo l’intero business all’impatto.

Quanto è da prendere sul serio, quanto sta succedendo? È credibile? È la tattica di chi ha capito che i milioni di persone che scendono per le strade il venerdì sono consumatori, prima ancora che elettori?

Nei prossimi mesi vedremo come queste dichiarazioni saranno trasformate in piani d’azione. Si può credere o no alla svolta etica nel capitalismo. Si può osservare con scetticismo, o anche solo con prudenza e attenzione. Oppure si può cercare di dare una mano perché funzioni.

Può darsi che, alla prova dei fatti, il mondo del business si confermi brutto e cattivo come lo disegnano. Ma i problemi della società e dell’ambiente sono grandi, importanti, urgenti: senza spostare i capitali, la forza e l’impatto del business e dei mercati, non è possibile pensare di cambiare le cose abbastanza, e abbastanza in fretta.

Conviene scommetterci.

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